“Chiedo scusa se parlo di Maria”

16 Agosto 2009 di sandro

Che strano continuare a pensarti. Non conosco il tuo nome. Non so chi sei e chissà se mai lo saprò. Ti ho avvicinata fino a sfiorarti fino a poterti quasi toccare.  Il mio respiro ha lambito la tua pelle e la mia bocca ha immaginato il sapore delle tue labbra. Ho rischiato di vivere un sogno, ma mi sono fermato in tempo. So bene che i sogni non sopravvivono all’alba.

Ti ho sognata la scorsa notte. Mi cercavi. Ti cercavo. Non ci siamo incontrati. E al risveglio quella flebile illusione si è fatta vuoto. VUOTO. Ascolta questa parola. Ascoltare veramente. Percepiscine le vibrazioni e aprezzane le sensazioni. Ripetila nella tua testa e sussurrala tra le tue labbra. La senti ora. Non avverti un’ansia sottile che lentamente prende possesso di te? Non senti come l’angoscia dell’incomprensibile, la sconvolgente immensità dell’infinito, l’assurdo dell’eternità, ti impedisce di riprendere respiro? Non ti senti di un passo più vicina alla morte? Non scorgi per un attimo del mistero della vita?

I sogni non sono fatti per essere vissuti: abitano il nostro sonno, la nostre morte quotidiana e sono l’illusione necessaria per sopportare la realtà, di cui sono l’unica cura. È meglio lasciarli al loro posto per evitare di svegliarsi senza più speranza.

LETTERA ALLA SCONOSCIUTA

16 Agosto 2009 di sandro

Ti ho cercata tutta la notte, vagando perduto nei vicoli di questa città: negli occhi dei passanti ho cercato notizia del tuo passaggio e in ogni forma o atteggiamento femminile, ho creduto di ritrovarti.

Ti ho cercata tutta la notte e ti ho trovata solo nel momento e nel posto in cui meno t’attendevo, proprio sotto la mia finestra; ma io ho chiuso troppo in fretta quella porta.

Ti ho cercata tutta la notte e ancora ti cerco.

Ti ho cercata tutta la notte. Ti ho trovata nei miei sogni.

LETTERA A UNA SCONOSCIUTA

16 Agosto 2009 di sandro

Ti ho vista solo alcune volte, abbastanza per scrivere le frasi che il tuo sguardo mi ha suggerito ogni volta che ha incontrato il mio; troppo poche per confessarti le parole che mai non leggerai.

Come sempre è mancato il coraggio, il coraggio di affrontare possibili conseguenze già scontate, impegni e rifiuti troppo concreti e troppo insopportabili ancor prima di apparire.

Il tuo corpo sinuoso si muta nel rimpianto, divenuto ormai abitudine, di tutte le belle passanti fuggite al primo sguardo. Le tue movenze, allegre e spontanee, sono sfregi al mio atteggiamento apatico e schivo. Il tuo viso è un invito a quei baci mai dati e sempre sognati.

Forse è la paura del possibile, dell’eventuale realtà, perchè la certezza di un sogno spesso è più comoda, davvero, dei dubbi offerti dallo slancio entusiasta e vitale che al momento pare impossibile.

Forse è peccare d’accidia. O forse è solamente la rassicurante compagnia della fedele solitudine a impedirmi si osare, intrappolandomi in una cella buia nella quale la luce del giorno filtra da una fessura troppo piccola per permettere la fuga, ma abbastanza grande da consentire l’ingresso.

notturno

6 Luglio 2009 di sandro

Notte insonne in via san Donato. Gli ultimi ubriachi stanno già dormendo e a sostituirli sono arrivati gli spazzini che  già scompaiono dietro l’angolo. Le loro smorfie sono quelle di chi sa che anche domani la città si sveglierà troppo presa dai propri affari per potersi accorgere dal lavoro che ha già vanificato.

Numerosi rumori infrangono la notte, troppo imprcettibili per essere distinti o semplicemente arrivati all’ora sbagliata per essere compresi.

Notte calda a Genova stanotte. Notte d’estate. Notte di insensato divertimento per dimenticare la propria banalità; notte di pazzia da sabato sera, tanto per avere storie da raccontare.

Notte da luci di lampadina, che illuminano scrivanie con incollati ritagli di giornale. Notte da pareti rosse e da chitarre senza suono. Notte amara, da bocca asciutta.

Notte di pensieri senza via d’uscita e di idee come immagini sfocate.

Notte non di stelle, ma di persiane, in questi vicoli bui che il sole sembra non conoscere, ritrovo ti topi, puttane e debosciati.

Notte senza fine, mentre la città dorme.

ringraziamenti

9 Maggio 2009 di sandro

Dico grazie ai fari del passato che illuminano il mio futuro. Agli errori commesi ed ai sogni, realizzati e non, di chi è già passato e di chi ancora resta; di chi ha costruito la propria gloria incuotendo timore e di chi, timoroso della fama, ha preferito non imporre, ma esprimere, illuminare.

A ciò che odio e a ciò che ritengo indispensabile.

A chi ha creato la morale della storia e a chi ogni giorno coi suoi gesti con le sue parole o le sue melodie mi emoziona.

A chi ha dimostrato che la storia dell’umanità è un romanzo dell’orrore e a chi a compreso che ogni vita vale la pena di essere vissuta, come uomini semplicemente.

A chi ha inventato scuole dal pensiero unico e a chi è stato maestro senza alcuna volontà d’insegnare, ma con la splendida capacità di far capire.

A chi ha fatto si che l’ordine il silenzio e la disciplina mi inquietassero e a chi mi ha confermato che a l’unica via da seguire è quella che mi costruisco monuto per minuto, passo per passo.

A chi ha provato a razionalizzare il mondo con regole fittizie ed a chi ha vissuto la propria vita secondo leggi vecchie come il mondo.

A chi ha perpetuato il corso del tempo seguendo canoni prestabiliti e a chi ha infranto le regole per essere la variabile impazzita capace di far implodere il sistema.

alcuni chiarimenti

15 Aprile 2009 di sandro

Ho visto che questo blog inizia a ricevere qualche visita. Non so se ci siate finiti per sbaglio, se una volta arrivati qui abbiate curiosato o cosa. Probailmente molti di voi avranno pensato che non ho proprio un cazzo da fare se tengo questo diario virtuale o che potrei smetterela di intasare il web con le mie elucubrazioni. Magari qualcuno di voi ha apprezzato. A tutti i modi io ho deciso di tenere questo blog per esprimere alcune idee che da troppo tempo ormai tengo dentro di me, per paura che mi sfuggissero. Inoltre da un pò di tempo incomincio a credere che forse non sono l’unico a non accontentarsi di questo mondo che a molta gente sembra l’unico possibile e con questo blog mi propongo di incontrare altra gente che la pensa come me, qualcun’altro che non si dia per vinto, qualcun’altro che voglia cambiare davvero, una volta per tutte. Quello che sto cercando di dirvi è che se visitate questo blog e vi soffermate a leggere quello che c’è scritto, non sarebbe un’idea malvagia se perdeste un pò del vostro tempo a lasciare dei commenti, concordi o contrari.

Articolo successivo

10 Aprile 2009 di sandro

“NON DIMENTICARE

che ribellarsi è giusto e si può fare,

NON DIMENTICARE

che l’ordine consueto delle cose può cambiare.”

Voglio scrivere parole acerbe, verdi come i miei anni, sconsiderate come la mia giovane età.

Voglio gridare questa assillante sensazione che ogni giorno angoscia il mio respiro, che prepotentemente pervade e ostruisce i miei pensieri; quel messaggio intermittente che a sprazzi illumina la mia mente

“Anarchia unica via”

Sì, sì, lo so cosa state pensando ora. Credete che io sia il classico adolescente represso che esprime la propria esigenza di ribellione, quell’innato istinto di rivolta contro il mondo che prima o poi, in una determinata fase dello sviluppo trascina chiunque contro ogni autorità costituita, contro qualsiasi sistema gerarchico, contro tutti i  poteri. Quella moda continuamente in auge, periodo forse rammentato con vergogna, che tutti abbiamo seguito almeno una volta nella vita.

Non è l’anarchia delle bombe, né tantomeno quella violenta che pensa di poter sfasciare il mondo per ricostruirlo secondo il proprio gusto.

Non so nemmeno se si chiama così.

Chimatela anarchia, chiamatela utopia, chiamatelo sogno libertario, chimatela asdrubale o arcimbolo, non ha importanza.

Voglio dire che è giunto il momento di fermarsi un attimo a pensare.

Solo un attimo può bastare per iniziare a trascinarsi a monte, strapparsi alla corrente e una volta fuori dall’acqua, aiutare gli altri ad uscire. Potremo infine vedere la corrente cambiare direzione ed insieme potremo osservare  il fiume, ciascuno dal proprio punto di approdo, tutti salvi.

Voglio dichiarare che aspiro ad un mondo da cui guardare al passato con la smorfia indecisa tra sorriso, incredulità, sdegno e rassegnazione di chi osserva la vita già consumata. Sono sicuro che da laggiù le nostre odierne azioni sembreranno errori ingenui in quel percorso di tentativi abortiti che è la storia.

Voglio credere in un mondo in cui finalmente si ci potrà abbandonare alla creazione del bello.

Ho un’irresistibile voglia di rivoluzione, ma non di una rivoluzione che sia moda del domani; non di rivoluzione come imposizione di volontà altrui, né tantomeno di rivoluzione come sostituzione del potere apperna sovvertito. Non credo nella rivoluzione che pretende di cambiare il mondo dall’oggi al domani. Non credo nell’ostinata libertà che consiste nel nel fare tutto ciò che mi pare, egoista ed indifferente alle conseguenze delle mie azioni.

Credo in qualcosa a cui non so dare un nome, anche perché probabilmente è giunta l’ora di non ostinarsi più a definire e classificare tutto quello che vediamo.

Credo in qualcosa che giudico esserela naturale aspirazione di ogni essere uman, in ogni dove, in ogni epoca.

Credo in qualcosa di veramente nuovo, qualcosa di mai realizzato, qualcosa che impedisca alla storia di ripetere per l’ennesima volta il suo monotono, noioso ed assurdo spettacolo.

secondo me la musica

5 Aprile 2009 di sandro

C’è chi ascolta musica solo per distrarsi un pò senza fare troppa attenzione a ciò che sente, senza ascoltare.

C’è chi ascolta musica facendosi trascinare dai ritmi più disparati in danze scatenate, melanconiche o passionali.

C’è chi ascolta un pò di tutto perchè al giorno d’oggi non bisogna farsi mancare nulla.

C’è chi ascolta  musica con l’orecchio tecnicamente sensibile del musicista.

C’è chi ascolta musica perchè ha visto un video in televisione, perchè ha letto sul giornale la classifica della settimana ed ha paura di perdere il passo del gregge.

C’è chi ascolta musica perchè ha bisogno di eroi e si accontenta di quelli già precofenzionati e impilati negli scaffaliper lui perchè non ha né tempo né coraggio per cercare altrove.

C’è chi non ascolta musica perche la trova un passatempo futile.

C’è chi ascolta musica per stupirsi ogni volta che si scopre ad assaporare il gusto di parole di poesia a cavallo d’incantevoli melodie;

ogni volta che voci, note, parole e frasi sono in grado di trasformarsi in strumenti utili e tangibili;

ogni volta che una canzone ti restituisce il senso di vivere,

il senso di credere,

il senso di esistere,

il senso di non lasciarsi morire

“porque la mayor locura que puede hacer un hombre en esta vida es dejarse morir sin más ni más”.

ma che sapore ha…la riconquista della libertà (II)

5 Aprile 2009 di sandro

In un panorama discografico che ha oramai raggiunto dimensioni planetarie, popolato da musiche tremende, motivetti che ti entrano in testa e non ne escono più fino alla fine dell’estate, buone idee mal finalizzate, revival e mostri sacri fa veramente piacere accorgersi che esiste ancora qualcuno che crede nella potenza della musica e nell’utilità di una canzone.

È il caso di Germano Bonaveri, un cantautore con la C maiuscola capace di coniugare swing, sonorità iberiche e tzigane, e e reminescenze di musica da balera romagnola con con testi obiettivamente degni di nota interpretati da una voce calda e rabbiosa, capace di dare vita a quelle sfumature che spesso un testo scritto lascia solo intendere al lettore.

Soprattutto per questo non può che richiamare alla mente il sinonimo italiano della parola cantautore: Fabrizio de Andrè. Non a caso Bonaveri ha iniziato cantando de Andrè e ancora continua a farlo. Può sembrare una stupida coincidenza, ma per me rimane una straordinaria conseguenza; è stato solo pochi giorni fa che leggendo il giornale ho scoperto indirettamente l’esistenza di Bonaveri. Sono passati  solo quattro giorni. Di tutte le notizie del giorno quella che colpi il mio sguardo fu una in particolare.

» 2009-03-31 21:15
E’ morto a Genova Beppe Quirici
Musicista e produttore, promosse la canzone d’autore
(ANSA) – GENOVA, 31 MAR – E’ morto stamani all’ospedale Galliera di Genova il musicista e produttore genovese Beppe Quirici. Aveva 55 anni. Per molti anni produttore dei piu’ importanti dischi di Ivano Fossati, Giorgio Garber, Armando Corsi e stretto collaboratore di altri artisti fra cui Fabrizio De Andre’, dopo gli esordi, negli anni ‘70, di Ornella Vanoni, New Trolls, Anna Oxa, Toquinho, e molti altri. Nel 2007 ha vinto la ‘Targa Premio Tenco’.

In realtà fino a poche ore prima non sapevo nemmeno chi fosse Beppe Quirici. Oddio il nome è uno di quelli che ti pare di averli sempre sentiti, sarà che veniamo dalla stessa città. Fatto sta che alcune ore prima mi apprestavo terminare la lettura di un libro  di Cesare Romana, intitolato “smisurate preghiere”, in cui il critico musicale racconta la straordinaria avventura umana e musicale di Fabrizio de Andrè. In quelle pagine il nome di Quirici ricorreva più volte ed è per questo che la notizia della sua morte mi saltò agli occhi immediatamente leggendo il giornale.

Scorrazzando sulla rete in ricerca di maggiori informazioni sul musicisata e produttore genovese sono capitato su un video del premio Tenco. Sul palco si esibivano Beppe Quirici al basso, Armando Corsi (un’altro di quei nomi che già vagavano nella mia mente senza trovare una precisa collocazione) alla chitarra solista e un a me sconosciuto Germano Bonaveri. Sarà stata questa improbabile serie di coincidenze o quella volce così calda e rassicurante, non lo so, ma credo di essermi innamorato di una nuova musica.

P.S.:ieri ho trovato il suo ultimo album http://www.deezer.com/images/cover_large/dc/e4/dce4158a16d36954e4aba3882bfc34af.jpg su deezer (se ancora non conoscete questo sito, iniziate a conoscerlo da subito).

ma che sapore ha…la riconquista della libertà

4 Aprile 2009 di sandro

Tutto nasce da una canzone, come spesso accade.  In effetti questo blog vorrebbe essere un magazzino, un ripostiglio dove depositare tutto quello che avrei voluto, ma senza averne avuto il modo o l’occasione, consigliare, citare o raccomandare alle persone che mi circondano o chemi hanno circondato. Un ripostiglio di frasi, di pensieri, di idee, di spunti e di emozioni personali che si stanno facendo troppo numerose ed ingombranti per non essere espulse, per non essere divulgate, storie troppo meravigliose per non essere raccontare o troppo ignobili per essere taciute.

E, io molto spesso, non so parlare che con le canzoni.

Nel caso specifico il titolo dell’articolo è suggerito da una canzone di Germano Bonaveri, un cantautore bolognese vincitore del premio Tenco nel 2007, ex membro dei Resto Mancha (che comunque continuano ad accompagnarlo).

(Giusto due righe per presentare il personaggio. Il resto lo scoprirete da soli.)

La canzone il questione si intitola  “Classe 1923″. Provare a spiegarvela senza farvela ascoltare è un’atrocità alla quale non vi voglio sottoporre. Vi voglio anticipare solo qualche verso

“gli ideali sono scuse per esistere,

col coraggio di vivere”

Vi ci lascio riflettere su.

P.S.: non sono riuscito a pubblicare il video, ma non vi preoccupate, eccovi il link:  Germano Bonaveri – Classe 1923.