“NON DIMENTICARE
che ribellarsi è giusto e si può fare,
NON DIMENTICARE
che l’ordine consueto delle cose può cambiare.”
Voglio scrivere parole acerbe, verdi come i miei anni, sconsiderate come la mia giovane età.
Voglio gridare questa assillante sensazione che ogni giorno angoscia il mio respiro, che prepotentemente pervade e ostruisce i miei pensieri; quel messaggio intermittente che a sprazzi illumina la mia mente
“Anarchia unica via”
Sì, sì, lo so cosa state pensando ora. Credete che io sia il classico adolescente represso che esprime la propria esigenza di ribellione, quell’innato istinto di rivolta contro il mondo che prima o poi, in una determinata fase dello sviluppo trascina chiunque contro ogni autorità costituita, contro qualsiasi sistema gerarchico, contro tutti i poteri. Quella moda continuamente in auge, periodo forse rammentato con vergogna, che tutti abbiamo seguito almeno una volta nella vita.
Non è l’anarchia delle bombe, né tantomeno quella violenta che pensa di poter sfasciare il mondo per ricostruirlo secondo il proprio gusto.
Non so nemmeno se si chiama così.
Chimatela anarchia, chiamatela utopia, chiamatelo sogno libertario, chimatela asdrubale o arcimbolo, non ha importanza.
Voglio dire che è giunto il momento di fermarsi un attimo a pensare.
Solo un attimo può bastare per iniziare a trascinarsi a monte, strapparsi alla corrente e una volta fuori dall’acqua, aiutare gli altri ad uscire. Potremo infine vedere la corrente cambiare direzione ed insieme potremo osservare il fiume, ciascuno dal proprio punto di approdo, tutti salvi.
Voglio dichiarare che aspiro ad un mondo da cui guardare al passato con la smorfia indecisa tra sorriso, incredulità, sdegno e rassegnazione di chi osserva la vita già consumata. Sono sicuro che da laggiù le nostre odierne azioni sembreranno errori ingenui in quel percorso di tentativi abortiti che è la storia.
Voglio credere in un mondo in cui finalmente si ci potrà abbandonare alla creazione del bello.
Ho un’irresistibile voglia di rivoluzione, ma non di una rivoluzione che sia moda del domani; non di rivoluzione come imposizione di volontà altrui, né tantomeno di rivoluzione come sostituzione del potere apperna sovvertito. Non credo nella rivoluzione che pretende di cambiare il mondo dall’oggi al domani. Non credo nell’ostinata libertà che consiste nel nel fare tutto ciò che mi pare, egoista ed indifferente alle conseguenze delle mie azioni.
Credo in qualcosa a cui non so dare un nome, anche perché probabilmente è giunta l’ora di non ostinarsi più a definire e classificare tutto quello che vediamo.
Credo in qualcosa che giudico esserela naturale aspirazione di ogni essere uman, in ogni dove, in ogni epoca.
Credo in qualcosa di veramente nuovo, qualcosa di mai realizzato, qualcosa che impedisca alla storia di ripetere per l’ennesima volta il suo monotono, noioso ed assurdo spettacolo.